Passaggio di testimone – parte I

1 aprile 2015 in Consiglio comunale, Generale

Il 30 marzo scorso è stato l’ultimo mio giorno da consigliere comunale, adesso da attivista continuerò a supportare e ad essere vicina al mio splendido gruppo cercando di fare del mio meglio. A riveder le stelle!

Di seguito il testo del mio ultimo intervento:

Nello spirito che ci ha portati a costituire il gruppo del M5S Grugliasco considero l’impegno nelle istituzioni come una sorta di “servizio civile”, cittadini provvisoriamente in prestito alla politica per ciò che riescono a dare. Dopo quasi 3 anni di attività consiliare penso sia giunto il momento di concludere questo servizio e lasciare questo incarico come in una staffetta ad un altro collega: sono sicura che porterà nuove energie e rinnovamento nello spirito originario del M5S.
Ho però altre considerazioni generali da fare che spero possano essere accolte da chi rimane a ricoprire gli incarichi di amministratore pubblico, dal piccolo al grande comune fino al parlamento.
In uno dei primissimi consigli comunali il sindaco Montà fece un intervento ricordando a tutti che «le parole hanno un senso» e che non si vive in un videogame, quindi vanno pronunciate con senso di responsabilità. Oggi posso affermare che uno dei grossi problemi nella nostra società, e chi si occupa di politica ne è massima espressione, è la totale mancanza di aderenza tra ciò che si pensa, ciò che si dice e ciò che si fa. Addirittura i fatti vengono derubricati ad opinioni confutabili.
Ci si stupisce che ci sia poca partecipazione alla vita pubblica ma basta chiedere ai cittadini perché non partecipino e le risposte sono generalmente due:
la prima di rassegnazione, perché non credono di poter più cambiare la realtà delle cose con la propria presenza perché tutto già deciso; la seconda, perché ritengono la politica ed i suoi protagonisti come un teatrino in cui l’interesse al bene pubblico è l’ultima preoccupazione.
In questi pochi anni di esperienza non riesco a dargli torto, anche le cronache di ogni giorno rimarcano tutto ciò, eppure sono convinta che ci sia molto da fare per poter invertire la rotta.
Dietro alle dichiarazioni roboanti di chi è al governo da anni c’è un’enorme operazione di marketing comunicativo, incontrollato e sostenuto da un sistema d’informazione inefficiente, ed in questo momento ne vediamo la massima espressione. Come nelle pubblicità ciò che conta è l’apparenza, dare l’impressione, trasmettere l’immagine, lanciare slogan che fanno presa come i jingle degli spot, poiché le cose ripetute come un mantra entrano nella testa e poco conta se nei fatti ciò che si esprime ha un seguito e se c’è davvero la volontà alla base di ciò che si afferma. Il valzer ricomincerà da capo e la memoria della gente, intasata da un turbinio di messaggi similari sceglierà il più congeniale.
Il senso di confronto democratico è così svilito, un dialogo tra sordi, anzi nemmeno più una dialettica: nel confronto ci dovrebbe essere a priori l’intenzione di riconoscere il rispetto dell’avversario e delle istanze che rappresenta, qui siamo di fronte a mere prove di forza e risultati scontati indipendentemente dall’importanza dei temi trattati: che si tratti di quisquilie o dei massimi sistemi tutto è su un copione già scritto. Persone e idee si trasformano in numeri, e se si vuole rimanere in un partito, tanto più se di maggioranza, ci si adegua gradualmente al pensiero dominante fino a diventare semplici pedine al servizio del pensiero unico, chi non si adegua è destinato a scomparire o, per chi ha dedicato molto tempo, a riciclarsi in altri partiti rinnegando il più delle volte ciò in cui si è, forse, creduto.
Prendo in prestito alcune parole di Erri De Luca, al quale auguro di cuore una pronta guarigione, un uomo che non fa alcuna distinzione tra ciò che pronuncia e ciò che testimonia con il suo esempio: «Prima che le parole escano dalla tua bocca ne sei il signore, quando le parole escono dalla tua bocca sei loro servo, ti vincolano, ti impegnano», e l’impegno si prende con sé stessi come primo giudice. Certo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, si obietterà, ma il mare è navigabile e non è il vuoto. Altrimenti le parole non basteranno più a dare voce a chi non si sente rappresentato, il che è come dire non esistere. Credo fermamente che le parole quando coincidono con le intime convinzioni abbiano il potere di creare la realtà che con esse esprimiamo. Io continuo a credere negli stessi ideali con i quali ho incominciato qui la mia avventura 3 anni fa e cercherò di portare il mio impegno nella società negli ambiti in cui penso il mio contributo possa avere tangibile utilità perché continuo a credere in un mondo migliore.
Buon lavoro a tutti voi.

Erica Di Pierro