Uscire dall’apnea….

15 febbraio 2015 in Generale

 

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E’ da un po’ di tempo che volevo scrivere due righe su ciò che penso in merito all’impegno sociale.  In questo articolo Messora (noto blogger)  riassume ciò che penso e per questo ho deciso di fare un copia incolla e  riproporlo a coloro che ci seguono in rete. Buona lettura.

E dopo l’ennesima giornata cominciata prima dell’alba e passata dentro a un’istituzione europea, il Consiglio europeo e che non è ancora finita, mi concedo un’insalata e accendo la televisione cinque minuti. Io non ce l’ho con San Remo. Anche perché facevo il musicista, in un’altra vita, e qualcosina l’ho combinata pure lì. Guardatelo pure, anche perché “l’arte è cosa sacra e seria da salvar“, come dice Vinicio Capossela, e pure perché non ne possiamo più di sentire solo rotture di coglioni. Guardate l’Isola dei Famosi, guardate Rocco Siffredi e la scia centrale che lascia sulla sabbia tra le orme dei piedi. Va tutto bene. Però non dico tanto, ma se solo la metà del tempo che occupate con il calcio, con la musica, con i reality show, la dedicaste ai vostri interessi, ai governanti che decidono delle vostre vite, a quello che dicono, alle decisioni che prendono… Se dedicaste anche solo un terzo, forse anche un quinto di quello stesso tempo a guardare i video dei loro discorsi, a leggere e a capire cosa dicono, ad esprimere le vostre opinioni e a pretendere delle risposte e a minacciare di votare diversamente se non le ottenete, avremmo risolto probabilmente almeno la metà dei problemi che abbiamo. Ma cosa credete, che io mi diverta a cercare di capire come si pronuncia “Dijsselbloem”, il presidente dell’Eurogruppo, o quello che dice Schulz nel suo inglese teutonico, o la differenza tra Consiglio d’Europa e Consiglio Europeo (e ancora ho una certa difficoltà)? Pensate sul serio che preferisca passare le mie giornate a cercare di tradurre astrusi tecnicismi economici di maniaci compulsivi della pirotecnica finanziaria, a vedere sfilare questi vip al contrario che sono i capi di stato che fanno la passerella all’ingresso delle istituzioni europee, accolti da orde di giornalisti che pare che entrino nella casa del Grande Fratello, che atterrano a Minsk (ma dov’è Minsk? Perché dovrei saperlo?) per discutere di gente che muore ai confini con l’Ucraina e la prima cosa che fanno è mangiarsi torte e dolciumi locali? Pensate che io sia così pervertito da provare piacere a guardare in faccia uno come Wolfgang Schauble o la Merkel, mentre cerco di capire cosa dicono, cosa pensano, cosa vogliono davvero e dove sta la fregatura? O pensate che io sia un onanista della protesta, che si diverte quando vede gente incazzata nelle piazze, gente che ha perso tutto, o nel vedere qualcuno che lancia uova (che sarebbe molto meglio mangiare) contro il Presidente del Consiglio del mio Paese? No, ma guarda un po’: sono come voi. Vorrei guardare San Remo, andare a dormire tranquillo, pensare alla finale di Champions, bere un po’ di vino e pianificare il prossimo viaggio a Cuba. E allora non vi chiedo di fare come me, di passare 24 ore al giorno ad occuparvi dei destini di un paese al quale forse non interessa manco di se stesso (se non quando guarda il saldo del conto in banca a fine mese per lamentarsi che “piove, Governo ladro!”). E non voglio neppure sentirmi dire grazie, perché è una mia scelta e non è neppure detto che io lo faccia bene. Vorrei solo che non ve ne restaste tutti lì “in apnea”, ai margini del dibattito pubblico, proprio come vi voleva la Commissione Trilaterale già quarant’anni fa, teorizzando che altrimenti la democrazia sarebbe stata ingestibile. Vorrei solo che capiste che basterebbe che almeno la metà di voi passasse mezz’ora al giorno del suo tempo, anziché a mandarsi frasi di Tumblr su Instagram, a cercare di capire cosa gli succede intorno, perché il mondo diventasse automaticamente un posto migliore. Non smettete di divertirvi, perché altrimenti la vita diventa decisamente pesante e in fin dei conti anche inutile da vivere, ma occupatevi anche della cosa pubblica. Cercate di capire. Se non capite chiedete. Fate domande. Lamentatevi. Pretendete risposte. Non crediate che sia tutto troppo difficile. Difficile è come vogliono farvela sembrare, per farvi sentire inadeguati, per farvi credere che è molto meglio discutere di un rigore non dato o del televoto manipolato. Non c’è niente di difficile. Anzi: più si va in alto, più tutto diventa facile. E’ molto più facile decidere che la sovranità del popolo viene prima di tutto, che fare i conti sull’Iva nello studio di un commercialista. Non spaventatevi di pretendere di esistere, di contare, di decidere. Perché qualunque cosa decidiate, avete ragione voi, perché al primo anno di Scienze Politiche si insegna proprio questo: che un popolo ha il pieno diritto di autodeterminarsi e che perfino le rivoluzioni sono legittime, quando i cittadini hanno la percezione di non avere più la sovranità sul proprio territorio, sulla propria vita, il diritto di scegliere il proprio destino. Voi siete l’unica ragione per cui esiste lo Stato. Draghi, Schulz, Schauble, Monti, Van Rompuy, la Merkel e nessun leader politico conta nulla. Soprattutto, non contano più di voi. Ma dovete rendervene conto, una volta per tutte!