“Se nel rispetto della legge non si può fermare l’avvio dell’inceneritore, il giorno in cui vi saranno prove che l’inceneritore provoca malattie e semina morte, chi pagherà?”

16 dicembre 2012 in NoInc

I principi legislativi seguono una logica ferrea. Tutti sanno che una pistola può essere usata come arma di un delitto, ma fino a quando non ci sono prove che quella pistola sia stata usata per uccidere, quest’ultima continua a poter essere usata.
Questa metafora può essere applicata anche alle ultime decisioni prese dal TAR rispetto all’inceneritore del Gerbido.Essendo questo un inceneritore di ultima generazione, non si possono conoscere gli effetti delle emissioni fino a quando non si sarà bruciata una quantità di tonnellate di rifiuti tale da poter confrontare i valori di inquinamento attuali a quelli che seguiranno l’avvio della messa in esercizio. I pareri di stimati tecnici e oncologi non hanno nessun valore se non sono supportati da dati tecnici che costituiscano prova inconfutabile di un aumento di malattie respiratorie sul territorio. Il giorno in cui saranno prodotte queste prove, dove saranno gli amministratori che hanno fatto queste scelte scellerate? E la legge sarà così solerte a perseguire quegli amministratori che, contro il volere di una significativa parte della cittadinanza, hanno perseguito politiche osteggiate dai cittadini? Chi pagherà?
Fatta questa premessa, pubblichiamo molto volentieri la lettera di Antonio BARBARO, un cittadino in cerca di risposte chiare, che prosegue stoicamente a corrispondere con il Sindaco di Grugliasco. Peccato che, le risposte siano in “politichese”, la lingua che aggira le domande evitando le risposte.

INVITIAMO INOLTRE TUTTI I CITTADINI DI GRUGLIASCO A PARTECIPARE AL CONSIGLIO COMUNALE DI MERCOLEDÌ 19 DICEMBRE CHE AVRÀ’ PER TEMA L’INCENERITORE DEL GERBIDO (su cui hanno posato una “propizia” Stella Cometa)

Egregio Sig. Sindaco,

innanzitutto, Le ribadisco il ringraziamento per aver in qualche modo accettato di “confrontarsi” con i suoi concittadini su un tema sul quale, invece, molti dei suoi colleghi amministratori preferiscono bellamente dileguarsi, sperando che “ha da passà ‘a nuttata”. Passando, invece, ad analizzare il contenuto della Sua risposta, chiedo venia, ma, dal tenore della medesima, non ho ben compreso alcuni passaggi, a mio avviso fondamentali, tra cui i seguenti, ossia se: Lei ritiene che:
1) la pratica di bruciare i rifiuti sia da abbandonare, quanto prima possibile, o no;
2) i cittadini grugliaschesi otterranno dei benefici (economici e non) dal costruendo inceneritore. E se sì, quali/quanti benefici;
3) il percorso intrapreso qualche anno fa di incenerire i rifiuti si sia rivelata e si rileverà ottimale, piuttosto che “investire” sulla RD con percentuali che avrebbero reso “superfluo” incenerire i rifiuti;
4) i cittadini grugliaschesi correranno comunque dei rischi per la propria salute (ad es. neonati, bambini, mamme in gravidanza);
5) la maggioranza dei cittadini grugliaschesi sia “pro” o “contro” l’inceneritore.
Nel merito delle Sue riflessioni sul perché non bisogna opporsi al “camino nero”, mi pare che le stesse siano troppo incentrate sull’oggi, sul qui ed ora, sul sedicente rischio emergenza rifiuti, su una sorta di “ineluttabilità economica”, sul “fidarsi” delle istituzioni pubbliche.

Circa il passato.
Avendo fatto considerazioni di tipo personale, un lieve cenno al fatto che, dell’anno 2000, ininterrottamente, fino ad oggi, Lei sia stato un amministratore della nostra città, credo che andava doverosamente fatto. Ritengo che 12 anni nel ruolo di amministratore non siano pochi per implementare percorsi “virtuosi” e realmente sostenibili per l’ambiente. In 12 anni si potevano fare “tantissime cose” per non arrivare a bruciare i rifiuti ed evitare, così, di mettere a rischio la salute dei cittadini.

Circa il futuro
Leggendo il Suo programma di mandato, ossia le linee programmatiche e le macroazioni approvate in settembre 2012 dal Consiglio Comunale, anche in questo caso non ho compreso quali siano le strategie che l’Amministrazione intenda adottare “concretamente” e “quantitativamente” nei prossimi 5 anni in termini di riduzione rifiuti.
Ottime le iniziative di migliorare la qualità della RD, ma poi ci si “dimentica” di indicare obiettivi quantitativi sfidanti. Come Le ho già scritto, mi pare che sia decisamente “pochino” (per usare un eufemismo), porsi come obiettivo una RD che consenta su base provinciale di raggiungere il 65% entro il 2020, quando una legge italiana (di ormai 6 anni fa) prevede che l’obiettivo del 65% debba essere raggiunto entro il 2012, ossia tra 20 giorni, e non entro il 2020, ossia tra 8 anni.
In Emila Romagna, anche a seguito dello studio Moniter, si sta andando nella direzione di non costruire più inceneritori e di chiudere progressivamente quelli esistenti. Il ministro dell’ambiente Clini, a settembre, 2012, ha affermato che “L’evoluzione della gestione dello smaltimento dei rifiuti a livello europeo se non internazionale dice che i termovalorizzatori hanno fatto il loro tempo, sono diventati sempre più marginali. Il sistema dei termovalorizzatori viene via via superato da sistemi più ecologici”. Allora, mi chiedo:perché noi, invece, nella provincia di Torino, vogliamo (anzi volete) andare controcorrente, “legandoci le mani” per i prossimi 20 e più anni, anche in termini di innovazioni tecnologiche nel campo della filiera dei rifiuti?

La strategia “RIFIUTI ZERO”.
Tale strategia non è solo un argomento interessante di cui discettare in convegni, ma è una strategia che viene implementata in Italia già da molti anni. Ad oggi, sono più di 100 i comuni italiani (3 milioni di abitanti) che hanno deciso di adottarla, tra cui “docet” il comune di CAPANNORI (provincia di Lucca) con una popolazione pari a quella della nostra città (www.rifiutizerocapannori.it). La prossima domenica (15 dicembre 2012), a Roma, ci sarà la prima assemblea nazionale dei comitati locali, per definire il testo di una proposta di legge nazionale “zero waste”.

Circa i rischi per la salute.
Io faccio parte di quella folta schiera di persone che ritiene che non esista, e non esisterà mai, un rischio accettabile per la salute, quando ciò è perfettamente evitabile. La migliore cura del cancro è la prevenzione primaria. E dell’inceneritore, annoverato tra le industrie insalubri di classe I (art. 216 del testo unico delle Leggi sanitarie), ritengo che possiamo farne tutti (compreso Lei) a meno. Basta volerlo e darsi tutti quanti, cittadini compresi, (finalmente) da fare, senza più perdere tempo!

Circa il “fidarsi del pubblico”.
Mi permetta di rammentarLe che in Italia sono 102 le discariche non conformi alle direttive europee, che dovrebbero di essere chiuse (ma non lo sono), tanto che, il 24 ottobre 2012, la Commissione ha deciso di deferire l’Italia alla Corte di giustizia europea per il mancato rispetto di quanto previsto dalla normativa
europea (Il Sole 24 Ore del 5/12/2012). Mi permetta anche di rammentarLe che nella graduatoria 2012 di “Transparency International”, elaborata sulla base della percezione della corruzione percepita nel settore pubblico e politico globale da parte dei cittadini di 174 nazioni, l’Italia retrocede, rispetto al 2011, dal 69° al 72° posto. Peggio di noi, in Europa, solo Bulgaria e Grecia (www.ilfattoquotidiano.it del 5/12/2012). Mi permetta di rammentarLe che a Taranto nulla è accaduto di cui le “istituzioni pubbliche” non sapessero.Io provengo da una “Terra” in cui la procura di Potenza ha aperto un’inchiesta nei confronti di alcuni ex dirigenti dell’ARPAB, accusati, tra l’altro, di omissione e rifiuto di atti d’ufficio, truffa, disastro ambientale, per la vicenda dei dati sull’inquinamento prodotto dall’inceneritore (“La Fenice”) che brucia i rifiuti dello stabilimento Fiat di Melfi. In questo caso, di fatto, chi doveva “controllare” (ossia l’ente pubblico ARPAB), per quasi 10 anni, ha consentito ad avvelenare l’ambiente “lucano”.

Pertanto, su questi temi, preferisco fidarmi della mia “testa”. E ogni “santo giorno” mi domando: “cui prodest il camino nero del Gerbido”?
Concludo, citando una frase di uno scienziato, il quale, quotidianamente, si occupa di nanopatologie, soprattutto per quanto riguarda le fonti inquinanti da polveri ultrafini.
“Eppure si sceglie di non ammettere che nascondere la testa sotto la sabbia non è solo un suicidio ma è l’omicidio dei nostri figli” (S. Montanari – www.stefanomontanari.net).

Saluti

Antonio Barbaro (…sempre più “dubbioso”).